LE BUONE MANIERE

I FATTI DELLA UNO BIANCA 

Testo di Michele Di Vito 

Regia e Con MICHELE DI GIACOMO 

 

Scene e Costumi: Roberta Cocchi e Riccardo Canali 

Luci e responsabile tecnico: Riccardo Canali 

Suono: Fulvio Vanacore 

Consulenza drammaturgica: Magdalena Barile

Foto: Umberto Terruso

Produzione ALCHEMICO TRE

 

Realizzato da ERT, "Cantiere Moline" 2015/16

"Ce lo siamo detti tante volte quando sei arrivato qui…si fa una scelta e poi bisogna essere coerenti con se stessi. Tu sei coerente con me, Fabio? Tutti quelli sforzi che hai fatto per non finire a essere una nullità. Mi ascolti?ì 

Tanto lo sai che torno. Non ti lascio. 

E tu mi devi anche ringraziare perché sono l’unico amico che ti è rimasto qui dentro, l’unico. E mi devi rispettare. 

Devi rispettare quello che sei. È una questione di educazione Fabio. Di buone maniere."

 

A distanza di 30 anni dal primo colpo della Banda della Uno bianca al casello autostradale di Pesaro, risalente al 19 giugno 1987, il romagnolo Michele di Giacomo, affidandosi al testo di Michele Di Vito e alla consulenza drammaturgica di Magdalena Barile, ne ripercorre le tappe attraverso solo uno dei suoi protagonisti: Fabio Savi. Uno degli assassini più feroci della storia italiana, che per anni, con i fratelli Alberto e Roberto, entrambi poliziotti, mise a segno decine di rapine, uccise 24 persone e ne ferì un centinaio, incarnando fino all’arresto un incubo per chiunque vivesse in Emilia-Romagna.

 

In un serrato e rarefatto monologo Di Giacomo tenta di indagare nell’animo umano per far luce su quell'istinto animale che ci porta a compiere azioni scellerate, ripercorrendo la storia dell'assassino nella sua cella da ergastolano. Come un animale in gabbia, Savi è obbligato a fare i conti con il suo passato e combatte con la sua coscienza con grette giustificazioni in un flusso di pensieri che ne mettono in luce la personalità. E’ il ritratto di un uomo comune, senza alcuna caratteristica da eroe che si è macchiato di tanti orribili delitti per un’avidità di denaro che ne ha cancellato qualunque scrupolo morale.

 

In scena reale e irreale si mescolano, il presente e il ricordo si alternano senza percepirne i contorni: emerge la figura di un uomo senza alcun ideale, nessuna organizzazione criminale a proteggerlo, nessun legame con la falange armata, la camorra, i servizi deviati: animato solo da scopi di lucro, razzismo e un rambismo arrogante. Perché nessuno scenario misterioso sembra nascondersi dietro questa vicenda: solo la banalità del male, una normalità che è più sconcertante di tutte le atrocità messe insieme e che sembra spaventosamente riaffiorare oggi nella nostra società in personaggi arroganti e senza scrupoli ammalati di denaro, fama o delirio di onnipotenza a qualsiasi costo.

Lo spettacolo

Le Buone Maniere è una storia di uomini e fantasmi, di vittime e carnefici, che scava all'interno dell'animo umano per far luce su quell'istinto animale che ci porta a compiere azioni scellerate. Lo spettacolo riapre una ferita che ha macchiato di sangue le province dell'Emilia Romagna tra gli anni ’80 e ’90: la “Banda della Uno Bianca”. Per non dimenticare… 

Le vicende della Banda vengono rivissute attraverso la storia di uno solo dei protagonisti: Fabio Savi. Un pretesto, un' intervista che Savi deve rilasciare il giorno dopo, scatenerà l’azione scenica, in cui il passato torna e si fa sentire. Come raccontarsi, cosa raccontare? 

In una notte senza riposo, la voce della coscienza si presenta in carne e ossa, come un alterego che lo costringe a fare i conti col passato: dall'infanzia giù al fiume, al primo colpo al Casello Autostradale di Pesaro, fino agli omicidi. Come raccontarsi, cosa raccontare? Forse la verità: quegli anni di onnipotenza, quegli anni di paura, quegli anni che hanno lasciato sull’asfalto vittime ingiustificate, senza un perché. 

Due flussi di coscienza interpretati e vissuti da un solo attore in scena.

 

Note di regia

Non è facile parlare dei fatti della Uno Bianca. Non è facile perché le vittime sono state tante, tanto il dolore e la paura. Quando si nomina la Uno Bianca, cala ancora un assordante silenzio, soprattutto nelle mie terre: in Romagna.

A distanza di vent'anni ho voluto rompere questo silenzio, perché le nuove generazioni sanno poco di questa tragica storia del nostro paese. Una storia che ha radici in qualcosa di pericoloso: il razzismo, la rivalsa, l’ignoranza, una storia che può far riflettere.

Io da romagnolo ho solo ricordi da bambino, ricordo mia zia che quando parcheggiava la sua Fiat veniva accostata dalla polizia, ricordo che mi stringeva la mano e che un’aria strana, tesa riempiva l’abitacolo. “Le Buone Maniere” vuole ricordare e raccontare, nell’unico modo in cui siamo in grado di fare: facendo teatro.

Lo spazio concreto e claustrofobico della cella, disegnata da un letto in metallo, una scrivania, un armadietto ed una piccola televisione, si sgretola lentamente, lasciando spazio al luogo della mente. Ci si ritrova così nella campagna di Rimini o nel Bar di Torriana a bestemmiare contro neri e zingari; e così via risalendo un cammino macchiato da sette anni di rapine e delitti. Alla fine di questo viaggio non resta che un ammasso di macerie, una discarica di ricordi fatta di rabbia, riscatto e violenza. E soprattutto loro le vittime, sulle quali non si può fare altro che restare in silenzio. Forse meglio contare le stelle, come fa il nostro protagonista per cercare di addormentarsi ogni notte nella sua cella....una stella, due stelle, tre stelle….

LE BUONE MANIERE
LE BUONE MANIERE
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Associazione Culturale ALCHEMICO TRE

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